Poi dice che uno rosica (Ah!Grotte Chauvet, Lascaux, Altamira..)
Morosita fa il caffè

Mi ha appena telefonato e mi ha detto: “Morosita mia, ora posso morire, dopo che ho visto tutto questo. Ma ti prometto che ti ci porto”.
Dettaglio: l’attesa media è di circa 30 anni. Per un’ archeologa preistorica come me, forse, la metà. Per un’archeologa un po’ più attenta a puntare i piedi a terra e a inserirsi in scorciatoie accademiche di prenotazione, forse un battibaleno, chessò sei mesi, come è stato in questo caso.
Sento che ho visto ogni cosa con gli occhi suoi ma so anche che mi sono commossa a telefono perché è un’emozione incontenibile a sentire queste descrizioni, soprattutto quando gli ho chiesto:
- ” E i palmi? I palmi delle mani? Dimmi, si vedono?”
-”Li ho visti, sì, uno accanto all’altro. Della mamma e del bambino, e poi ancora tracce di focolari. Un dinamismo, un movimento - non ti so spiegare- non c’è la staticità che vediamo noi dalle immagini. E’ la cosa più bella che abbia visto nella mia vita. Negli scavi proviamo altri tipi di emozioni. Qui è arte, è arte”.
Se penso che si può sfiorare e guardare la mano di un Cro-Magnon di 30.000 anni fa e vedere tutto quello che ha fatto e che solo sui libri ho potuto studiare, io resto in silenzio e sì, piango, come ho fatto stanotte immaginandomi la visita ad occhi chiusi. E penso felice che nella mia vita io non sarei potuta essere altro da quello che sono.
Signori, è uno dei santuari della Preistoria. E’ Grotta Chauvet.
Pulp spoon river 2010
I racconti di Morosita
Mi spararono a venti anni ma non ebbi male al petto, più che altro mi colpì il calore del fiotto che schizzò sul viso e alla gola e sotto al mento. Un poco anche dietro le orecchie.
Poi si rapprese tutto e si impiastricciarono le dita quelli che per primi afferrarono il mio ultimo respiro e se lo portarono in sbuffi gelidi all’obitorio.
Avevano una faccia scura, il più giovane provò schifo e orrore per me. Avrà avuto venti anni pure lui ma la divisa di infermiere gli conferiva un aspetto grottescamente solenne. Un piccolo professionista della morte.
Il primo che arrivò fu mio fratello eppure avevamo sempre avuto un cattivo rapporto. Aveva voluto vendere quello che non era suo e per questo quasi non ci parlavamo più. Aveva il volto di chi non ha fatto in tempo a spiegare ma di quello che ugualmente a cena avrebbe acceso la tv e si sarebbe saziato di mozzarelle.
Poi arrivò Rocco. Aggiustavamo le moto insieme e ci paravamo il culo a vicenda quando arrivano quelli. Quando arrivavano, anzi.
Mi sembrò di vedere in lui un fratello. Sconvolto, gli occhi bruciati dal pianto, le pupille inghiottite, le palpebre abbuffate e solo le ciglia a dare un segno di vita andando piano su e giù. Una sigaretta in bocca spenta.
Poi arrivò Vanda. Avevamo abitato assieme molti anni prima. Dividevamo sonno e pastine col dado. E pastiglie ogni tanto.
Ora faceva la segretaria da un avvocato di provincia. Si diceva che faceva solo fax perché non sapeva manco scrivere al computer. Ma si diceva che facesse anche ottimi pompini. Ma era una mia amica e anche quando mi guardò da sopra al lettino riconobbi il suo profumo forte muschioso e la sua incertezza nel fare o non fare una cosa. Eppure la fece. Teneramente mi accarezzò una ciocca di capelli.
Infine arrivò lei. Non so se arrivò prima il suo strazio o prima i suoi tacchi. Aveva i tacchi, non aveva avuto il tempo di toglierseli. Ero morto di sabato sera.
Il suo dolore, dicevo, arrivò a grandi tonfi, bonf, tonf, ta-ta, ta. Fu da me. Il suo viso nelle sue mani sopra al mio. Mi guardava attraverso le dita e io riuscivo a vederla e a sentirla ancora un poco mia.
Avevamo litigato. Per due stupide uova. Due uova del cazzo, capisci? Che io le volevo sode e lei le aveva fatte fritte. Dico: si può morire sparati e incazzati per due fottutissime uova?
In realtà litigavamo da un po’. Per… vabbé per delle cose. Non sapeva tutto, proprio tutto di me.
E io sono stanco a ripensarci. Stanco anche da qui. Sembra strano ma una pallottolata in petto fa male. Il dolore lo senti dopo, nel mentre non capisci un cazzo, solo gente che scappa, che si allontana da te, e tu che vibri, tutto il tuo corpo vibra e il sangue è dappertutto e puzzi, puzzi di ferro di vagoni fermi in stazione.
Sono un pupazzino a molle colpito alla base e ora sono disteso; mi ci hanno messo loro così. L’infermierino giovane, lo vedo, ora è dietro al vetro, telefona, avrà una fidanzata, domani è San Valentino.
Festeggeranno.
La donna al poliziotto ma non è autogrill.
I racconti di Morosita, Morosita's travels and tripsMa dico: funziona così.
Se una continua ad impacchettare panini e fissa il glass trasparente ma opaco nelle strisce di ditate che vi separa senza alzare per non più di un secondo e mezzo lo sguardo verso il tuo nascosto da una cazzutissimo berretto di divisa che ripeti per la terza volta: “Ma come, non l’hai festeggiata la festa della donna? E’ che ieri non avevo il turno di pom..” un cazzo di motivo ci sarà, no?
‘Nzomma, non sei quello di Autogrill di Guccini.
Ecco vatti a guardare i deodoranti. Bravo.
Apprendista sorcière
Chicchi di caffè, Chiseloricordamoro? 
In memoria del mio brevissimo periodo di stregoneria
Di Socrate e pizza chiena e “ooohi viitaaaa…”
Caramelle all'assenzio
Allora.
Da quando sono bambina sono abituata a fare una cosa: farmi piacere gli altri. Premetto che la religione non c’entra nulla, mi viene istintivo, come se avessi ingoiato manuali di antropologia e Socrate e la maieutica e tutto assieme.
Credo che anche nella personalità più buia esistono lampi di luce ma il problema, il problema…il problema sono le personalità mediocri oppure gli ignavi.
Da questi non cavi un ragno dal buco ed è a quel punto che preferisci personalità nette. Anche nel male.
Con i miei alunni mi alleno a far questo, far uscire quello che loro hanno dentro e che non sanno di avere.
Con i colleghi non faccio niente. Con alcuni dialogo per gentilezza; con altri per empatia o affinità (di percorso automobilistico
, con altri, il minimo indispensabile; con altri, infine, non parlo, li guardo allo schermo mentre acquistano da Internet e penso a come è caduta in basso la scuola (e non solo).
Troppe, troppe braccia rubate alla “pizza chiena”. Ma poi canticchio “o’ surdato nammurato” e la bua passa in fretta.
I kill you tonight ;)
Chiseloricordamoro?Per farvi sparare, vi lascio questa mia tripla buonanotte.
Il tema è più o meno analogo nei primi due ma con esiti diversi che lasciano talmente tanta tristezza che alla fine Tenco vi sembrerà un valzer di Vivaldi.
-(Il primo è uno dei miei poeti preferiti, benché io fossi solo una bambina quando era famoso e lui, come tutti i grandi, morto troppo presto. Canzone, di stampo Battisti, poco nota dalla sua bellissima voce, se non cantata dalla noiosissima Mina).
-(Il secondo, il più grande chansonnier armeniano di tutti i tempi).
- (Il terzo è Tenco, e basta).
Outing: “Curatemi…”.
Canzoni che ballo in macchinaLa ascolto in modo compulsivo e la ballo anche. Talvolta lascio anche il volante ed entro in trance dionisiaca. Ma il problema è che non mi immagino come menade danzante su una caldissima spiaggia di Copacabana con le stelline/one sui due pianeti del firmamento.
Nel mentre, io, penso a MarraSSu. Poi mostruosamente me ne pento.
Vabbè, oggi va così…”love is wanting to be loved”.
Canzoni che ballo in macchina, Chiseloricordamoro?Love. LOve LOVe.lOvE.
to everybody
Morosita adò
Chicchi di caffè
Attacco adolescenziale di Morosita
Esiste o esisterà mai un uomo più…, ….., …., ….,….., ……, ….., TUTTO di Lui?
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Chicchi amari, Chicchi di caffèNon mi capirà nessuno su questo punto. Forse qualcuno.
Lo covo nelle mie pieghe più nascoste. Fingerò con il resto del mondo che invece tutto è decifrato mentre invece tutto rimane insoluto anche per me.



