12Mar

Cronache Dalessiane

Caramelle all'assenzio, Caramelle spettacolari

Confesso: ho ceduto.
Uno il male, qualche volta, lo deve pure affrontare per conoscerlo. E’ il segno del Medioevo e della Restaurazione dei nostri tempi, lui: Giggi D’Alessio a Rai Uno.
Primo quesito: ma l’Italia TUTTA (perché pare che ’sto qui abbia fans finanche tra i coltivatori di Melinda in Val di Non) non ha capito CHI realmente sia Gigi D’Alessio? Cioè, voglio dire: ci vuole Fox?
Ma andiamo avanti.
Io credo che per mettere assieme Massimo Ranieri, Renato Zero, Pupo ed Emanuele Filiberto e Peppino Gagliardi ci voglia un’antica sapienza di assemblaggio di pezzi in autofficina. Roba da far strappare i capelli alle scuderie di Maranello.
Renato Zero è il tipico personaggio impalla trasmissioni, cioè proprio di quelli da far indemoniare Pippo Baudo con tanto di: “Ahòòò, sfumalo co’  ‘a siglaaa” . Prima ha iniziato a sfantasiare sul CLIMA!?, poi mi sono rifiutata pure di capire. Avrei preferito pure Heidegger o il quarto mistero Mariano a quel punto lì.Cioè lui è proprio uno di quelli che può iniziare con un commento sulla Nazionale di calcio per andare a finire chessò a “we are the world” oppure che è importante nella vita piantare dei gelsomini sul balcone e che il ph dei detergenti intimi deve essere acido e che Marte è definito pianeta rosso perché quella volta.., ti ricordi di quando..”GRAANDE, vi amoooo, sorcini..”.
Massimo Ranieri, invece, nello sconnessopensiero ha una certa eleganza ma giusto perché parla di meno, impegnato com’è a tenere a bada la vena in fronte che gli è rimasta con “Perdere l’amore“, la stessa eleganza, dicevo, che sfodera quando infila il primo completino da gangster del Pallonetto che ha sottomano. Insomma, messi insieme, sono più potenti di una pianta di marjuana del giardino di casa Marley o di una doppia dose di belladonna, assenzio e rhum.
E di Peppino Gagliardi vogliamo parlare? Da dove è sbucato? Da un film postumo di Kubrick, dall’ultima casa popolare della Terra di Mezzo de “Il signore degli Anelli” o è  posseduto dallo spirito del padre adottivo di Gollum? Il mio tesòòòro.
Taccio più o meno sul resto: accozzaglia di robe. La Marini che fra poco ci manda per posta prioritaria il kit giugulare-tette-bracciale a serpente con occhio di rubino nel caso dovessimo dimenticarcene di come va vestita.
La Clerici che, in tutta franchezza, co’ sti vestiti da bambina delle favole e la storia che ha fatto la figlia e no, proprio non se l’aspettava, ha veramente un po’ rotto il casso.
La Seredova che so’ 86 anni che sta in Italia e manco impara a dire tre parole nell’ esatto ordine sintagmatico, sinanche la mia ex compagna di liceo sul balcone a sponsorizzarsi il film e a ringraziare con l’occhio fariseo Giggi.
Insomma, un puntatone che si è concluso con il nulla che avanza (tanto per citare “Never ending story”) nel ruolo del Principe con la zeppola in bocca che -a ’sto punto ti sorge il dubbio- un qualche rapportino d’amicizia forse forse lo intratterrà pure con il bambolotto nazionale. Nel tempo che gli rimane da cervo maschio di femmina di specie transalpina.  
Il tutto condito da una serie di “straordinario”, la parola più gettonata nel mondo dello spettacolo, soprattutto quando ti si vuole trombare e si cerca la sublimazione retorica; da qualche gustosissima scenetta nazional popolare di massaggio di Giggi sulla panza della consorte che tanto mi ha ricordato l’Albano e la Lecciso dei tempi d’oro quando lui in diretta la congedò con un: “Vai a casa ora a fare la mamma, e fallo bene!” ; da un po’ di beneficenza che agli ItaGLIani piace tanto e che non guasta mai; da un conclusivo che polivalente del Giggione Nazionale, modello radio libere anni ‘70: “Ciao a tutti, sono stato bene con voi, saluto tutti quelli che voglio bene” nonché da una originalissima frase che all’innamorato tamarro anni ‘80 piaceva tanto per far colpo: “Buona Vita”, seconda solo a “Buon (senza la o) studio” che ai tempi dell’Università, devo dire, andava parecchio.
Unico momento sano dal punto di vista del progesterone: Alex Britti abbronzato con chitarra.
In ogni caso, per par condicio, e perché sennò mi si dice che sono spruceta, solo una cosa, ma veramente una sola, io salvo di Gigi D’Alessio ed è questa canzone quassù, di quando Ello era veramente tamarro tamarro (non che ora non lo sia, eh) ma giusto perché mi ricorda il breve periodo estivo in cui, per esigenze di teatro, abitavo alla Sanità ed ogni sera tarda, rientrando a passo svelto, la sentivo attraverso le porte aperte dei bassi e la signora chiatta del bar mi diceva: “Signurì, stasera niente latte?”. Perché era quella la mia cena :)

11Mar

Poi dice che uno rosica (Ah!Grotte Chauvet, Lascaux, Altamira..)

Morosita fa il caffè


Mi ha appena telefonato e mi ha detto: “Morosita mia, ora posso morire, dopo che ho visto tutto questo. Ma ti prometto che ti ci porto”.
Dettaglio: l’attesa media è di circa 30 anni. Per un’ archeologa preistorica come me, forse, la metà. Per un’archeologa un po’ più attenta a puntare i piedi a terra e a inserirsi in scorciatoie accademiche di prenotazione, forse un battibaleno, chessò sei mesi, come è stato in questo caso.
Sento che ho visto ogni cosa con gli occhi suoi ma so anche che mi sono commossa a telefono perché è un’emozione incontenibile a sentire queste descrizioni, soprattutto quando gli ho chiesto:
- ” E i palmi? I palmi delle mani? Dimmi, si vedono?”
-”Li ho visti, sì, uno accanto all’altro. Della mamma e del bambino, e poi ancora tracce di focolari. Un dinamismo, un movimento - non ti so spiegare- non c’è la staticità che vediamo noi dalle immagini. E’ la cosa più bella che abbia visto nella mia vita. Negli scavi proviamo altri tipi di emozioni. Qui è arte, è arte”.
Se penso che si può sfiorare e guardare la mano di un Cro-Magnon di 30.000 anni fa e vedere tutto quello che ha fatto e che solo sui libri ho potuto studiare, io resto in silenzio e sì, piango, come ho fatto stanotte immaginandomi la visita ad occhi chiusi. E penso felice che nella mia vita io non sarei potuta essere altro da quello che sono.
Signori, è uno dei santuari della Preistoria. E’ Grotta Chauvet.

11Mar

Pulp spoon river 2010

I racconti di Morosita

Mi spararono a venti anni ma non ebbi male al petto, più che altro mi colpì il calore del fiotto che schizzò sul viso e alla gola e sotto al mento. Un poco anche dietro le orecchie. 
Poi si rapprese tutto e si impiastricciarono le dita quelli che per primi afferrarono il mio ultimo respiro e se lo portarono in sbuffi gelidi all’obitorio.
Avevano una faccia scura, il più giovane provò schifo e orrore per me. Avrà avuto venti anni pure lui ma la divisa di infermiere gli conferiva un aspetto grottescamente solenne. Un piccolo professionista della morte.

Il primo che arrivò fu mio fratello eppure avevamo sempre avuto un cattivo rapporto. Aveva voluto vendere quello che non era suo e per questo quasi non ci parlavamo più. Aveva il volto di chi non ha fatto in tempo a spiegare ma di quello che ugualmente a cena avrebbe acceso la tv e si sarebbe saziato di mozzarelle.

Poi arrivò Rocco. Aggiustavamo le moto insieme e ci paravamo il culo a vicenda quando arrivano quelli. Quando arrivavano, anzi.  
Mi sembrò di vedere in lui un fratello. Sconvolto, gli occhi bruciati dal pianto, le pupille inghiottite, le palpebre abbuffate e solo le ciglia a dare un segno di vita andando piano su e giù. Una sigaretta in bocca spenta.

Poi arrivò Vanda. Avevamo abitato assieme molti anni prima. Dividevamo sonno e pastine col dado. E pastiglie ogni tanto. 
Ora faceva la segretaria da un avvocato di provincia. Si diceva che faceva solo fax perché non sapeva manco scrivere al computer. Ma si diceva che facesse anche ottimi pompini. Ma era una mia amica e anche quando mi guardò da sopra al lettino riconobbi il suo profumo forte muschioso e la sua incertezza nel fare o non fare una cosa. Eppure la fece. Teneramente mi accarezzò una ciocca di capelli. 

Infine arrivò lei. Non so se arrivò prima il suo strazio o prima i suoi tacchi. Aveva i tacchi, non aveva avuto il tempo di toglierseli. Ero morto di sabato sera.
Il suo dolore, dicevo, arrivò a grandi tonfi, bonf, tonf, ta-ta, ta. Fu da me. Il suo viso nelle sue mani sopra al mio. Mi guardava attraverso le dita e io riuscivo a vederla e a sentirla ancora un poco mia.
Avevamo litigato. Per due stupide uova. Due uova del cazzo, capisci? Che io le volevo sode e lei le aveva fatte fritte. Dico: si può morire sparati e incazzati per due fottutissime uova?
In realtà litigavamo da un po’. Per… vabbé per delle cose. Non sapeva tutto, proprio tutto di me.   
E io sono stanco a ripensarci. Stanco anche da qui. Sembra strano ma una pallottolata in petto fa male. Il dolore lo senti dopo, nel mentre non capisci un cazzo, solo gente che scappa, che si allontana da te, e tu che vibri, tutto il tuo corpo vibra e il sangue è dappertutto e puzzi, puzzi di ferro di vagoni fermi in stazione.
 Sono un pupazzino a molle colpito alla base e ora sono disteso; mi ci hanno messo loro così. L’infermierino giovane, lo vedo, ora è dietro al vetro, telefona, avrà una fidanzata, domani è San Valentino.
Festeggeranno.

11Mar

La donna al poliziotto ma non è autogrill.

I racconti di Morosita, Morosita's travels and trips

Ma dico: funziona così.
Se una continua ad impacchettare panini e fissa il glass trasparente ma opaco nelle strisce di ditate che vi separa senza alzare per  non più di un secondo e mezzo lo sguardo verso il tuo nascosto da una cazzutissimo berretto di divisa che ripeti per la terza volta: “Ma come, non l’hai festeggiata la festa della donna? E’ che ieri non avevo il turno di pom..” un cazzo di motivo ci sarà, no?
‘Nzomma, non sei quello di Autogrill di Guccini.
Ecco vatti a guardare i deodoranti. Bravo.

10Mar

Di Socrate e pizza chiena e “ooohi viitaaaa…”

Caramelle all'assenzio

Allora.
Da quando sono bambina sono abituata a fare una cosa: farmi piacere gli altri. Premetto che la religione non c’entra nulla, mi viene istintivo, come se avessi ingoiato manuali di antropologia e Socrate e la maieutica e tutto assieme. 
Credo che anche nella personalità più buia esistono lampi di luce ma il problema, il problema…il problema sono le personalità mediocri oppure gli ignavi.
Da questi non cavi un ragno dal buco ed è a quel punto che preferisci personalità nette. Anche nel male.
Con i miei alunni mi alleno a far questo, far uscire quello che loro hanno dentro e che non sanno di avere.
Con i colleghi non faccio niente. Con alcuni dialogo per gentilezza; con altri per empatia o affinità (di percorso automobilistico ;) , con altri, il minimo indispensabile; con altri, infine, non parlo, li guardo allo schermo mentre acquistano da Internet e penso a come è caduta in basso la scuola (e non solo).
Troppe, troppe braccia rubate alla “pizza chiena”. Ma poi canticchio “o’ surdato nammurato” e la bua passa in fretta.

10Mar

I kill you tonight ;)

Chiseloricordamoro?

Per farvi sparare, vi lascio questa mia tripla buonanotte. 
Il tema è più o meno analogo nei primi due ma con esiti diversi che lasciano talmente tanta tristezza che alla fine Tenco vi sembrerà un valzer di Vivaldi.
 -(Il primo è uno dei miei poeti preferiti, benché io fossi solo una bambina quando era famoso e lui, come tutti i grandi, morto troppo presto. Canzone, di stampo Battisti, poco nota dalla sua bellissima voce, se non cantata dalla noiosissima Mina).
-(Il secondo, il più grande chansonnier armeniano di tutti i tempi).
- (Il terzo è Tenco, e basta). 

09Mar

Outing: “Curatemi…”.

Canzoni che ballo in macchina

La ascolto in modo compulsivo e la ballo anche. Talvolta lascio anche il volante ed entro in trance dionisiaca. Ma il problema è che non mi immagino come menade danzante su una caldissima spiaggia di Copacabana con le stelline/one sui due pianeti del firmamento. 
Nel mentre, io, penso a MarraSSu. Poi mostruosamente me ne pento.

09Mar

Morosita adò

Chicchi di caffè

Francés Ariu

Attacco adolescenziale di Morosita

Esiste o esisterà mai un uomo più…, ….., …., ….,….., ……, ….., TUTTO di Lui?