Segmento per segmento, ora tu
I racconti di Morosita
(Raymond Peynet)
Ho abitato in molti segmenti di vita, ora mi sono appropriato di questo, ha i capelli rossi, è una ragazza di venti anni. Io ne ho settanta e, a parte il fumo ed una malinconia che sopravviene a tratti, reggo il colpo della morte degli amici, del vicino del piano di sotto, del mio gatto che saliva sul letto e mi guardava piano.
Mi sono ritrovato in questo albergo, stamattina, lei era già in piedi, nuda, rifletteva la sua magrezza nello specchio, io coccolavo la mia sotto le coperte e ho pensato che fa freddo, fa molto freddo.
Mia moglie era un’attrice, di quelle che stava in camerino per ore a truccarsi gli occhi e poi veniva da me per farsi vedere. Mia moglie non era bella, ma era di quelle che se per un attimo incroci con lo sguardo, poi non te ne stacchi più. Aveva i capelli scuri e gli occhi chiari, e questo mi bastava. Poi aveva un profumo, un profumo di violette che negli anni settanta invadevano il mondo, il nostro mondo.
Un giorno è andata via, nel più semplice e naturale dei modi, mi ha lasciato un paio di figli e un coniglietto nano e se n’è andata come uno dei personaggi della nostra commedia. All’epoca Internet non esisteva, altrimenti, son certo, l’avrei trovata su uno di quei siti dove la gente mette le fotografie. L’avrei trovata sotto le lampade a palla di un camerino intenta a bistrarsi di nero sotto agli occhi e a guardarmi, pallida ed inespressiva come prima di andare in scena.
Dove sei? Manco me lo chiedo più, scioccherella, stella, bambola di velluto senza pelle.
La mia terza sigaretta è andata e con lei tutto il pacchetto, caduto in strada, su una pozzanghera laterale, il mio tavolino traballa, Andrea, la piccola fata magra, mi osserva mentre beviamo vino.
Cosa posso essere ancora? Quale anno posso darle dei miei anni?
Forse gli anni in cui c’era lei, quel segmento vago ma sproporzionato nella potenza di uno scatto oltre l’infinito che non c’è mai stato, persa nello schiocco di un arco a cui si affloscia la molla, abbrutita da fulmini e tempeste di partenze e attese mai consumate in un abbraccio, un salvifico abbraccio tra due corpi esausti, messi in allerta per mesi.
Non posso dirti, Andrea, quello che sento, quello che ho dentro, ferirei i tuoi anni e quel ciondolino celtico che porti legato stretto al collo, come un marchio di indipendenza, di menefreghismo rispetto ai nostri anni sideralmente sfasati e davanti alle tue colleghe del corso di letteratura italiana che ora staranno a baciarsi nel chiostro o a ricaricare il telefonino.
Mi sei capitata, come capita una stella in fondo al bicchiere, eppure c’è stato un attimo in cui ti avrei voluto solo guardare, dipingerti in un ritratto, portarti piccola piccola racchiusa in quei ciondoli a forma di cuore dove le vedove del sud conservano i mariti morti.
Non ti ho conservato, invece, ti ho consumato nei singulti di un passato trattenuti dall’esperienza di un vecchio attore, ti ho rubata in un sorriso e ti ho stretto forte sulle mie mascelle, a imprimermi la freschezza della tua chioma sulle mie rughe di acciaio.
Ti guardo, sento che sei l’ultimo segmento della mia anima, ora che anche lei se n’è andata e i miei figli mi elemosinano una telefonata. I miei figli che mai sapranno di te.
Non sono un vecchio porco, sono solo un uomo che ama teneramente la vita e i propri istinti assopiti e sottili come le venuzze della tua mano sotto la pella chiara.
Per adesso non andartene, bevi un altro sorso e stringimi, stringimi la mano. Amore.
inserito il Mercoledì, Settembre 24th, 2008 alle 12:42 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.




bel pezzo e bel blog, se vuoi, ti linko. Passami a trovare se ti va. Ciao!
Anche tu hai un bel blog, scritto bene,e non lo dico facilemente, soprattutto ad attori
.Marameo.
…anche io ho un brutto rapporto con gli attori…questo mi crea un sacco di problemi con me stesso!
questo pezzo mi ha fatto commuovere.
e nn sto in un momento di depressione, nn credere: sto benissimo!
Le mie frasi preferite:
Ho abitato in molti segmenti di vita, ora mi sono appropriato di questo, ha i capelli rossi
…
Cosa posso essere ancora? Quale anno posso darle dei miei anni?
Forse gli anni in cui c’era lei, quel segmento vago ma sproporzionato nella potenza di uno scatto oltre l’infinito che non c’è mai stato, persa nello schiocco di un arco a cui si affloscia la molla, abbrutita da fulmini e tempeste di partenze e attese mai consumate in un abbraccio, un salvifico abbraccio tra due corpi esausti, messi in allerta per mesi.
Non posso dirti, Andrea, quello che sento, quello che ho dentro, ferirei i tuoi anni e quel ciondolino celtico che porti legato stretto al collo, come un marchio di indipendenza
…
Mi sei capitata, come capita una stella in fondo al bicchiere, eppure c’è stato un attimo in cui ti avrei voluto solo guardare, dipingerti in un ritratto, portarti piccola piccola racchiusa in quei ciondoli
…
Non ti ho conservato, invece, ti ho consumato nei singulti di un passato trattenuti dall’esperienza di un vecchio attore, ti ho rubata in un sorriso e ti ho stretto forte sulle mie mascelle, a imprimermi la freschezza della tua chioma sulle mie rughe di acciaio.
Ti guardo, sento che sei l’ultimo segmento della mia anima
…
bevi un altro sorso e stringimi, stringimi la mano
…uno spettacolo…
Grazie a te, Myr e benvenuta.
Mi dispiace per le lacrimuccie, però, adesso…
Grazie, mia cara.
[...] le parti che + preferisco di un post bellissimo di Morosita (ma ancora ne ho da leggere: devo recuperare il tempo perso e leggermi tutti i post [...]
Oddio io e Barynia,
unite nel destino!
WoW.
Ora glielo dico e lei se ne rallegrerà.
Grazie ancora, gentile proprietaria della Casa nel Mare. Chissà magari c’è posto anche per noi..