26set

Ora, bamboccione, tu mi stai a sentire!

I racconti di Morosita

Li conosciamo, loro, i trentenni del presente.
Navigano su Internet, mettono la faccia su un sito, ci mettono un pò di simpatia, chattano, fantasticano, imparano a dire la parola “contatto”. E poi si cercano, vanno ai raduni, fanno a gara ad inventarsi un mestiere e a vestirsi come dress code comanda. Forse ci vanno per far colpo, per ritrovarsi come al liceo a fare una gita, a prendere in giro i professori, a nascondersi in sei nelle camere e a provarci con la rossa di turno.
Li vedi? Fanno tenerezza, è gente della tua generazione.
Non hanno niente di importante a cui pensare, la lavatrice, certo, sì, è una brutta faccenda, ma vivono in pace per quanto possono, si accontentano di uno stipendio una voltà sì e una volta no. Scopicchiano.
Però sono simpatici, alcuni ancora ci provano con le ragazzine, alcune ancora ci provano con i coetanei. Parlano di sesso con una finta libertà, stucchevole nei contenuti, finta nell’espressione.
Sono in cerca di “voglio essere” e dell’altra metà di se stessi.
Noi un tempo cercavamo i sogni, la rivoluzione, Che Guevara arrotolato nel cassetto; ora, guardatevi, siete patetici, non avete la minima idea di cosa sia un collettivo, un’assemblea sindacale, i diritti -ragazzo- sacrosanti diritti! Vi occupate del bar camp come della cosa più essenziale del pianeta.
Ma lo vedi che hai la pancetta e più di una stempiatura in testa? Ma la vedi la tua fidanzata che sbandiera indipendenza ma poi si incanta davanti alla vetrina dalle manichine incinte?
Ma dai, fatela finita, siete finti, scollati dal resto, metà Big Jim, metà Cicciobello. Anche brutti, tu no però, che alla fine dell’asilo mi hanno detto che mi assomigli.
Affidate la metà dei vostri istinti vitali a un monitor eppure di occupare quella cazzo di università, non se ne parla, avete paura, e giù a prendere appunti di storia contemporanea come i più pavidi degli scolaretti.
Stammi a sentire, che sei un bamboccione io non ti credo, ma che sei nerd e che esci con quelle di diciassette anni, sì, e mi fai pena, per quanto possa far pena  a un giornalista consumato come me, tutta penna e passioni. Sì, un divorzio ce l’ho anche io, ma almeno ce l’ho, perdinci, tu cos’hai? La fidanzata a rate o quella che ti hanno dato come gadget con il pacchetto SKY?
-Ma mi ascolti o no? E piantala con quel telefonino! Prometto che finisco di pagartelo io, se solo tu mi prometti di fare finta di sentirmi davanti a tua madre e a quella cretinetta di tua zia.
Ho un ruolo. E un lavoro, io.

inserito il venerdì, settembre 26th, 2008 alle 13:57 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.

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