13dic

Una concorsista piccola piccola (parte prima)

I racconti di Morosita

Devo dire che la Torre degli Asinelli manco l’ho vista, in compenso ho visto un paio di tassametri e macchine galleggianti all’altezza della Tiburtina. In fondo come asinella bastavo e avanzavo io.
Ho pensato ai raccolti andati perduti e al mio concorso che stava per fare la stessa fine, ma giusto perché non sapevo che nel frattempo una povera donna moriva annegata.
L’altoparlante: “Buongiorno sono il capotreno, a causa di un allagamento nella stazione di Settebagni il treno subirà un ritardo indeterminabile” ha posto fine alle mie preoccupazioni ancora allo stato embrionale, dato il mio ottimismo di natura. INDETERMINABILE. Ho riflettuto a lungo. Credo che in tanti anni di onorata percorrenza Trenitalia questa parola non sia mai stata evocata. Ha un che di inesorabile, non commensurabile, non dà scampo: una via di mezzo tra il dolore e la morte. Ho pensato che tristezza, un treno che parla di morte e non di evasione, e poi, subito dopo, alla figura di merda che avrei fatto con chi mi credeva  già tranquillamente in attesa fuori al palazzetto del concorso con un onesto succo di pera in mano. Ho cercato di mantenere la calma e di continuare i miei bravi quiz al computer, azzannando un  modico maxi toast precotto di euro 4,70 ai limiti delle commestibilità umane.
Intanto fuori fango, il freddo si appanna sui vetri e si appoggia silente su piumini e cappelli delle persone salite a Roma; le luci si abbassano, sembra che da un momento all’altro debba irrompere un John Travolta della Garbatella a farci un pezzo e quattro giravolte, ho pensato al Titanic o al fatto che se fossi stata in aereo, a quell’ora, mi sarei già impossessata di tutta quella serie di tubi e dispositivi che mostrano durante le operazioni di decollo, quando normalmente boccheggio dal sonno con la bocca aperta e lo sbavino naturale vinta dalle allucinazioni da decollo su Papa Woytla e Michele Cucuzza (tutto vero). (In realtà non capisco perché le hostess facciano tutti quei mimi così all’inizio -per la serie se dovete morire cominciatevi ad allenare da adesso, così non rompete i maroni dopo quando la mia collega ed io ci sistemiamo le autoreggenti e gli chignons nello sgabuzzino laterale- quando anche il passeggero più solerte e cagato sotto sta ancora minimo minimo con la capa nella borsa a cercare qualcosa che va dal tragico ed imperdibile con bestemmia, tipo passaporto, al ciucciotto del figlioletto rompicoglioni o sta semplicemente dormendo nella grazia celeste degli arcangeli e la Beata Vergine riuniti in coro). 
Nel posto dinanzi a sinistra -io sono sola al posto 11- e chi viaggia sa che posto è, siede una signora  romana, una pereta dagli occhiali fumé con marito brizzolato e cefalopode al seguito. Ripete, come in preda ad una litania ortodossa, più volte la stessa frase al telefono:-”Tesovo, allova non so a che ova avviviamo a Milano pevché a Voma c’è stata una alluvione(‘v’ vera, stavolta), ma appena avvivo vado a vitivave la litogvafia che ho fatto fave pev Fefé (???) così almeno ha un vicovdo bello pev quando cvesce. Poi ci vediamo domani a Pavigi, ok? Ho letto sul Covvieve che fa fveddo a Pavigi, meno 1 è fveddo, vevo? “.
Alla terza telefonata IDENTICA ho tenuto a bada un raptus che stava per prendere il sopravvento sul mio cartesiano autocontrollo: impossessarmi del microfono del capotreno e dire con voce suadente da calamità naturale a tutto il treno:-”Signore e Signori, la stazione di Settebagni è allagata perché… boh, perché nomen omen insomma, ma in compenso abbiamo una scassacazzo a bordo con le mutande di coccodrillo firmate Prada e gli occhiali azzurrini fumé modello “Briatore Pappone al Billionaire” (della serie Big Jim aviatore) che domani arriverà a Parigi ma non prima di essere andata a ritirare la litografia a Milano per Fefé, che non si sa chi cazzo sia ma, per quanto mi riguarda, sto pregando con tutte le mie forze che sia un nipotino adottato del Lesotho o un vezzeggiativo del di cui sopra, perché se scopro che è un carlino o un gatto persiano nero-blu mi tuffo a nuoto nel Tevere per fare l’arbitro al torneo di canottaggio Pantegane vs Tronchi Galleggianti.
Insomma
-Signori Viaggiatori- FATE FINTA CHE AVETE CAPITO ed esclamate tutti in coro: “OOOOHHH, elegante Signora fumé della carrozza 6, ma che per caso lei domani va a Parigi con una litografia sottobraccio per Fefé?
Siate solidali all’italia flagellata dal maltempo che sennò questa mi telefona a Napolitano con l’I-Phone per fare un appello alla nazione a reti unificate. Ah, e già che ci siete, spiegatele pure che -1 no, non è freddo, solo un fastidiosetto alito di scirocco tunisino”. 
In tutto questo, alla quarta telefonata IDENTICA ho cominciato a sospettare che la signora portasse sfiga perché appena il treno accennava con un coito metallico a ripartire, si fermava subito dopo di botto, e indovinate in quale ISTANTE preciso? Appena arrivava alla parola Fefé (scusate, ma sto ridendo davvero) sicché, da buona napoletana, ho iniziato a fare le corna e a toccare il retro argentato dei sedili. Avrei toccato anche le palle del capotreno se mi avesse giurato sulla fiducia che le sue erano di ferro e bauxite. Credo di aver imprecato non una sola volta contro Fefé e me ne duole moltissimo se trattasi di un piccolo bambino ex denutrito -(non che se fosse un cane me ne dispiacerebbe meno)- ma se è uno stronzillo biondo celtico con i pannolini firmati Louis Vitton e il nome da attaccante strapagato brasiliano, scusate, ma non me ne frega una mazza! 
Il treno miracolosamente “attracca” a Firenze. Intanto faccio una telefonata in Francia e invio un paio di sms disperati per dire alle persone che contano che voglio loro bene ma che il concorso forse resterà solo un miraggio piovasco e sì, sì, va bene, è colpa mia, che dovevo partire il giorno prima perché provengo dalla festosa, LONTAAANA, Terronia, e mai me ne devo dimenticare, come un memento di una tara ereditaria. Appena riaggancio e faccio per appisolarmi davanti all’ennesimo quiz:-Cosa è più coltivato nelle Fiandre? Cicoria, peperoni, fragole, patate o barbapapà? (* vd. nota) sento una presenza alla mia sinistra:-”Signora, lei parla benissimo francese” (è l’impiegato di una qualche triste società con acronimi del sedile davanti al mio, PARALLELO alla pseudo nonna di Fefé. Un uomo ‘ncruvattato insomma, come direbbe la bonanima di Mario Merola).
Sono riuscita a stento a sillabare un grazie, manco a pensare che potesse essere un banalissimo tentativo di abbordaggio da disperato utente di Trenitalia l’undici dicembre 2008. Il mio sguardo-allarmato- è andato subito alla signova: stabilire in pochi minuti se fosse necessaria la respirazione bocca a bocca o potesse bastare un c.d. di Carla Bruni con i sottotitoli più una collezione di fascicoli usati “French for dummies” per addolcirle il Natale a Pavigi, tra uno scivocco in blu ed un Fefé.
Ma pev favove, pvesto, ché la stiamo pevdendo!

*Nota
Piccolo dettaglio: il concorso era per archeologo. 

A domani, per la seconda puntata di “Una concorsista piccola piccola“.

inserito il sabato, dicembre 13th, 2008 alle 00:55 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.

8 Responses to “Una concorsista piccola piccola (parte prima)”

  1. nomesapo says: Inviato il sabato 13th dicembre

    Sei poi arrivata in tempo al concorso?

  2. Morosita says: Inviato il sabato 13th dicembre

    Lo rivelerò nella prossima puntata! ;)

  3. bvetone says: Inviato il sabato 13th dicembre

    Secondo me è un carlino beige o un chiuaua marroncino con il ciuffetto ossigenato bianco ahahahahah ti amo morositas

  4. nome Andrea says: Inviato il sabato 13th dicembre

    ma quale concorso di archeologia, quello usalo come attacco di una storiella comica. Sei SIMPATICISSIMA e … spero che il Gesù bambino dei Giusti faccia fare un Natale di m…a alla nobildonna.

    Auguri di ogni bene!!

  5. Andrea says: Inviato il sabato 13th dicembre

    … tipo mangiare del patè di sottomarca su fette di pane da toast spalmato di margarina

  6. eli says: Inviato il sabato 13th dicembre

    ma cosa studi archeologia,scrivi un libro ,guadagnerai di più ed io saro il tuo primo lettore.Bravissima

  7. Smeralda says: Inviato il domenica 14th dicembre

    Mi associo ad Eli: mi hai fatto scompisciare ancora una volta, sei meglio della Littizzetto!! E guarda che non è un commento offensivo, la Littizzetto è laureata in lettere e diplomata al conservatorio.
    Ma sei anche su Facebook?

  8. Morosita says: Inviato il giovedì 18th dicembre

    Andrea, bvetone, Smeralda, eli vi stringo in un unico abbraccio. Siete carissimi e state realmente rischiando che io mi monti la testa. Eppure ho i capelli lisci ;)

    @Smeralda,
    e chi si offende di un paragone cosi ingiusto? Per la Littizetto, naturalmente.
    (qualcosa in comune ce l’abbiamo veramente).
    Facebook non mi ha ancora avuta.

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