18gen

Terza ed ultima puntata de “Una concorsista piccola piccola”.

I racconti di Morosita

A grande richiesta, dopo aver da poco ricevuto  la grande notizia di essere stata trombata(..al concorso), ecco a voi, per festeggiare, la terza ed ultima puntata de “Una concorsista piccola piccola”. Tranquilliziamo il pubblico che per questa produzione non sono stati torturate piadine, ermellini, architetti e terroni in fuga. E nemmeno un Fefé!
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In attesa dell’inizio della prova, dopo aver messo sulla sedia una quantità indicibile di cose che mi ero tolta da dosso, zaino con p.c, borsa e piumino lungo di terrona in vacanza, rivolgo qualche parola di convenienza al mio vicino di posto per la serie che fortuna la vita, bologna, la stazione di settebagni, orietta berti, evviva il precariato e tu lo sai chi è Fefé?
Qualcosa mi dice che non è archeologo e indecisa se trattantesi di un vero angelo già in odore di promozione o di un giocatore di pallacanestro trattenutosi nel palazzetto per crampi, gli dico tout court:”Ma tu sei architetto?!”.
-Sì -risponde (aveva sbagliato concorso, lo sapevo! Per fortuna c’è chi è peggio di me, ahah) e aggiunge, inchiodandomi a due occhi chiari:- “Le preselezioni sono comuni, sai?
Mi aveva squadrata e schifata subito, il genere di persone che con me non entra in sintonia, troppo preciso per dare confidenza a una dis(disorganizzata, distratta, dist-tutto) per la serie ma questa viene proprio dalla campagna con la piena. Un guizzo mi percorre malandrino, uhm architetto…”Statica”, “Analisi Uno”, “Rambo III”, “La casa 7″, maasssììì è il mio uomo!
-Ehm, beato te, almeno con la matematica… butto là (in realtà non avrei MAI osato chiedergli mi aiuti, in compenso ti ordino una biga alata e ti faccio tornare presto a casa ché tanto questo è il desiderio di tutti noi derelitti con la tavoletta da scriba pompeiano in mano“? Troppa, troppa soggezione).
Infatti non lo chiedo, è lui ad aprirsi in un sorriso:
-”Piacere, Marco” (bene, non fa parte della rosa dei Beati, senza tema di smentita costui parla!)
-Piacere, Morosita.
Iniziamo a scrivere i nostri dati sulla scheda, lui copia dal passaporto (il suo) e anche io (dal mio) ritenendo che non fosse il caso di iniziare a copiare da lì: credo siamo gli unici. Immagino così Tanzania e Maracaibo, vedo cocktail arancioni e noci di cocco ovunque, spiagge incontaminate e io con la conchiglia nell’orecchio e il gonnellino di banane. Chissà perchè ha il passaporto, lascia anche lui scadere tutto? Mannò, magari è solo un terrorista afghano vestito da occidentale o un distratto utente del Comune. Poi mi si figura, non so perché, l’immagine di Bassolino tinto di rosso e decido che è il caso di svegliarmi dallo stato di trance e scrivo i miei dati veloce veloce. La voce del Pippo Baudo di turno incalza(ormai ci sono vere e proprie agenzie che si occupano di questo nei concorsi, gente che fa di mestiere 1) aprire la busta piccola 2) scrivere il vostro nome e cognome, etc. (Così come c’è sempre il fesso candidato di turno che chiede “Scusi, se il mio numero civico è già scritto posso ricalcarlo con la penna glitterata di mia figlia piccola e poi farci un cuoricino?” e altre domande verosimilmente acute).
Pressati ormai dal tempo e dopo una breve reciproca presentazione su città, professione, nome del parrucchiere di fiducia che mi ha piastrato sinanche le sopracciglia quel giorno, mi dice di essere un giovane prof. all’Università, a contratti non sempre certi e, mentre a mia volta dico che sono una giovane boh, penso a un non sai quanto ammiri la tua modestia, e penso che noi figli di questa generazione, tanto bravi e perennamente alla ricerca, potremmo anche concederci un comunnque senti, se vuoi dare un’occhiata, fai pure. Ed il primo a dirlo, insospettabilmente, sarà lui. Deve essere proprio un angelo, nonostante sembri chiuso in uno spazio siderale tra il mare e i pianeti. Ha l’aria di essere uno che sa tutto e la matematica è solo un optional in più come la macchina con i sedili che si riscaldano.
Indecisa se dirgli: ”Ricambio! Tu copia pure quelle di italiano e un po’ di biologia” oppure:“Senti, in tutta franchezza, da me non guardare proprio, al limite ricambio con le istruzioni per il manicure alla francese o per il trenino di Capodanno così quando compaiono i Los Locos su Rai Uno per il conto alla rovescia fai un figurone mica male, pePPépePPéPPePPéPeppéppéppéppé, opto per la prima. E che l’agone abbia inizio!
Prima del fischio d’inizio aggiunge: -”A parte che concorriamo per due concorsi diversi, io non sarei capace di non aiutare”-deve essere proprio un angelo, sì (e siamo a due!)- e io:-”Altrettanto, ma poi, uhm, secondo te esiste chi passa cose sbagliate?”.
In quel preciso momento mi è stata recapitata una patente for dummies o il cetificato di garanzia da Amelie Poulaine de noantri. Sì, l’ho sentita perfettamente  sbattermi in fronte, in mezzo alle sopracciglia.
“-Eh -sorridendo aggiunge- c’è gente che lo fa al liceo perché pensi che non dovrebbere continuare dopo?”.
Volo così con il pensiero a quasi tutti i miei merdosissimi compagni di scuola e a tutta una serie di personaggi insulsi. Forse Marco ha ragione, in fondo io con l’età non invecchio:divento solo più cretina.
L’ora passa in fretta e alla fine urge un’oculista, credo di essere stata strabica per almeno un quarto d’ora nel tentativo di carpire in mezzo a quelle caselle minuscole quelle di matematica corrette, cioè le sue. In quell’ora ho pensato intensamente a Lia e al fatto che con lei vi sia un’intesa perfetta perché ci conosciamo e perché siamo allenate da più tempo in quella gabbia di matti dove copiamo per dispetto e con soddisfazione. Diciamo pure che copiamo per perversione perché siamo perfettamente in grado non solo di svolgerle quelle minchiate, ma già di insegnarle.
Avrei voluto fargli tutta quella serie di segnacci che uno fa quando si passa le domande, tipo pestargli un piede, tossire e dire [la terza è c?], saltargli al collo come in un delirium tremens, ma il mio karma era non infastidirlo e così ho dato fondo a tutte le mie scorte di super Io: fai la persona seria che SAI essere, Morosita piccolina ciccettina”. Così ho fatto la seria se non fosse che alla fine, quando tutti consegnano i fogli, io rimango imbambolata,al solito, con il mio compito in mano (Lia, non ridere); Marco mi guarda tra l’avvilito ed il desesperé, per la serie “a questa gliè ce vuole un tutor, ma de quelli ‘bbravi” e chiama con voce gentilissima la signorina che ritira le prove: “Ehm, signorina! ehm…” e indica me tra la pietà e l’accondiscendenza. Sorrido, ringrazio, e inizio a raccattare le mie cose, piumino, cappello, pinne ed occhiali, stavo per dimenticare giusto una sciocchezza, lo zaino con il portatile, quando il malcapitato mi fa: “Non dimenticare niente, eh” e mi invita a guardare bene sotto la sedia.
Lì in effetti è posizionata la chiave di volta di tutto, una sorta di innesto tra il calice del Santo Graal e la chiave del Signore degli Anelli: la borsa fondo rosa a fiorellini. Roba che manco Vladimir Luxuria o Valeria Marini alla prima di “Natale in Casa Cupiello” ad Afragola o Paris Hilton all’inaugurazione di una palma nana a Beverly Hills.
Marco sorride e, indeciso se guadagnare l’uscita in quattro falcate, prendendo definitivamente le distanze da me, oppure se proferire una qualche parola di circostanza offrendola come fioretto a Santo Pio, biascica un:
- “Ah, sei venuta con …?!!
Credo volesse dire con la borsa di Barbie, con una cosa per cui ti meriti venti pedate nella milza, con una bisaccia rivestita della carta da parati della stanza del futuro figlio di Antonella Clerici, ma in realtà la frase non la terminerà. Lo incalzo causa imbarazzo oltre il livello di guardia e gli dico con aria FINTAMENTE distratta e abbozzando un sorriso:- “Ah, sì , è di mia nipote“. BUGIA-BUGIA-BUGIA! (no, in realtà è una mezza verità poiché era destinata a lei ma in pratica non gliel’ho mai data, una sciccheria cinese della Costa Azzurra, vuoi mettere?).
Dopo un rapido confronto sulle domande e un mio:”Uffa, non è che si riuscisse a leggere/copiare poi tanto” ed una mia ipotesi (sbagliata, obviously) circa un diametro raddoppiato di un cilindro arriva il pezzo forte della puntata:
Hai visto quella sui MANGIMI?! Se una gallina becca al giorno 20 grammi… insomma hai scritto nove?” – mi dice divertito e rassicurante come a dire: elementare, no?
Mi è venuto troppo da ridere e ho confessato di avergliela bellamente copiata ma non gli ho detto che è dalla prima elementare che sono perseguitata dai pennuti e, grazieaiddio, non lo sa NESSUNO (vabbè, sì, le mie sorelle). In primina mi fu chiesto quante zampe avesse un pulcino. Risposi quattro.
Dopo circa 28 anni l’incubo si è ripresentato ma questa volta, grazie all’ arch.angelo ho saputo dove mettere una croce (in senso cartaceo).
E così sia.

inserito il domenica, gennaio 18th, 2009 alle 21:59 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.

2 Responses to “Terza ed ultima puntata de “Una concorsista piccola piccola”.”

  1. sissina77 says: Inviato il martedì 20th gennaio

    mi spiace per il concorso… :(
    e l’arch. che ha combinato?

  2. Morosita says: Inviato il mercoledì 11th febbraio

    Non è dato saperlo…

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