meditab(b)ondando
Caramelle riflessiveQualche giorno fa ho fatto una scelta; nel mentre piangevo.
Le lacrime che sanno di sacrifici hanno un sapore ambiguo, tra l’esasperazione e l’immensa soddisfazione; sono surreali, soprattutto quando gli uccellini cantano ed il sole è alto nel cielo. So che i miei sacrifici li capisce e li capirà solo una persona al mondo ed è quella la forza del mio amore. Il resto è confusione, solidarietà da pizza e birra, apparente condivisione.
Ho lavorato molto nella mia vita e mi sono stancata, ho lavorato veramente tanto, non sono stata pagata quasi mai e sempre in ritardo, sono la quintessenza della precaria perfetta.
Il precariato è e sarà la mia dimensione di vita; non cerco il lavoro fisso, ma ne cercherò cento precari, e questa sarà la mia forza. Del resto io non sono fatta per mettermi i tailleur, i tacchi e i foulards alla moda. E neanche le borse in serie. Ho comprato gli occhiali da sole un anno fa, su di una bancarella, in Francia; la gente si ammazzerebbe per l’ultimo modello. Possiedo il numero giusto di reggiseni, se ne occorre uno nero per un determinato abito, ad esempio, non c’è mai e manco me lo compro. Lo stereo della macchina mi è stato regalato quest’anno; ne avevo uno a cassette.
Non inseguo un ideale borghese forse perché, per disdetta o per fortuna, già lo sono. Il mio bisnonno materno era dell’alta aristocrazia/nobiltà napoletana, era ingegenere, gli hanno dedicato una strada, ha costruito mezza Capri; il mio bisnonno paterno possedeva una panetteria e lavorava in banca in paese. Io, le mie sorelle e mio fratello, siamo la sintesi di due spiriti; guardo con affetto e condivisione ogni manifestazione umana, credo poco nel Creato e sono senz’altro borghese, ma ho superato questa dimensione destrutturandola, come una Zeno Cosini di fine novecento-inizio duemila. La nevrosi ha superato me stessa, io sono la nevrosi, io studio la nevrosi, la nevrosi non esiste. Io sono Zeno e dottor S. Per dire l’idea del week end per forza, della camicetta griffata, dell’ultima marca di cellulare, del marchio rassicurante anche sopra le mutande, non mi appartiene. Osservo con disincanto chi perpetua questi rituali ma mi astengo da giudizi perlomeno formali ed espressi, pur comprendendone la radice. Non propongo alternative, se non quelle dello Spirito, inteso in senso hegeliano, non propongo modelli se non quelli dello stare veramente bene con se stessi, non ho particolari esigenze di adeguamento se non quello di evitare un eccesso di puntini di sospensione.
Io sono in sostanza una che vuole scrivere e se ne frega degli orpelli, figurarsi quelli degli altri.
inserito il mercoledì, maggio 13th, 2009 alle 14:16 nella categoria Caramelle riflessive. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.






Per il recupero crediti e se ti serve un reggiseno nero chiama me. Oddio forse il mio reggi ti va piccolo mi sa. Se avessi lo stereo in macchina non arriverei mai a destinazione.
Bary,
grazie. Questo blog senza i tuoi commenti non era più lo stesso(cosa tu ne sappia delle mie misure…MISTERO!).
P.S.
So anche che odierai il diminutivo che ti ho appioppato.
Oddio no, non ne so nulla, ma se somigliano vagamente alla tipa in bikini e caffettiera in alto, allora nei miei soutien-gorge ci balli.
Ehmm..no comment;)