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Superghedy, “Il letto di Putain” e la favola monca.

Caramelle quotidiane, I racconti di Morosita

Oggi pomeriggio ho riflettuto a lungo nel letto grande. E nessuna amica a confortarmi, eh…
Ho pensato a tante, taaante cose.
Innanzitutto lui, Ghedy, un uomo, una garanzia. Tu ti immagini a portartelo appresso ogni giorno?
Sali sul tram senza biglietto, ti arriva il controllore e tu che fai? Lo chiami e no, scusi,  ma và laaaa, lei deve assolutamente controllare le sue diottrie, sventolando in aria lo scontrino della mozzarella di bufala e di un chilo di banane.
Tradisci tuo marito e tuo marito arriva e ti apre l’armadio?
Non c’è pobblèma, arriva Superghedy e spiega a tuo marito che l’Alzeheimer precoce è curabilissimo se preso in tempo. Poi lo convince che quello lì è solo Marco, il collega di dove lavorava prima, solo che ha tolto il pizzetto e  ha perso qualche capello e stava facendo il giro della tua casa nuova come si conviene tra buoni amici di sposini.
Ti scappa di dire a tua suocera che cucina veramente una chiavica? Arriva Superghedy e le ripete a fil di labbra, complice una omofonia, “Lei cucina ché è véramééénte un incanto”.
Arrivi in ritardo al lavoro? Superghedy nell’auricolare ti suggerirà le parole giuste ” Ehm, mi scusi, un’inondazione, le cavallette…”.
Io vi confesso che vorrei sposare questo supereroe e sono gelosa che ci sia qualche altro utilizzatore finale.
Ieri sera, un po’ in anticipo sul “Caffè” di stamattina ho ascoltato tre o quattro fiabe notturne.
La più bella è il “Letto di Putain”, si svolge in un palazzo di una città dove tanti anni fa gli uomini combattevano coi leoni: ci sta una bella fata bionda che cucina bene le orecchiette , un cavaliere rauco e l’uomo nero. Ho quasi decifrato tutto ma questi nastri di fiabe sono un po’ usurati perchè la ascoltano tutti, grandi e piccini, così oggi ho comperato il giornale di Platone e nella sala d’attesa dell’oculista me le sono rilette, le fiabe, trascritte belle grandi grandi per noi poveri bambini. Che belle, sembravano così vere!, solo che poi ho scoperto che- perdirindindina- manco queste erano fiabe vere! E a dirlo era il mio supereroe preferito: Superghedy! Eppure la voce della fata e del cavaliere mi sembravano proprio quelle…e in sottofondo ho sentito la canzone più azzeccata che una casa editrice potesse mai pensare!
Ora, beh, ecco, io proprio non saprei come va a finire, se la bella fata bionda sposerà il cavaliere o se il cavaliere si ucciderà per amore ingoiando tutto il tubetto di pillole azzurre magiche però so solo una cosa, che a Superghedy bisogna credere SEMPRE perché a con lui, a Napoli, sali nel pullmàn senza biglietto.

P.S.
Poi ho pensato pure che oggi il sito de “Il caffé” deve essere stato cliccato pure più del sito della Pubblica Istruzione nel momento di massima congestione ossia quando pubblicano le graduatorie degli sfigati.

inserito il martedì, luglio 21st, 2009 alle 19:53 nella categoria Caramelle quotidiane, I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.

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