Il vecchio Tom vi scrive.
I racconti di MorositaC’è stato un momento esatto in cui ho desiderato morire. Di solito avviene quando perdi un genitore. Nessuno più che ti accudisca; che ti chiede con disinteresse come stai. Nessuno più.
Stanotte, per puro caso, ho desiderato di morire.
In fondo desideravo solo un bicchiere d’acqua e ritrovare l’esatta pagina del mio romanzo lasciato lì ieri sera, eppure, non so spiegarlo, ho desiderato non fare né l’una né l’altra cosa. Solo chiudere gli occhi e provare a morire.
Il grosso problema era se lasciare o no la luce accesa. In fondo l’energia continua a consumarsi anche se sei all’altro mondo e non vorrei mai umiliare i miei poveri nipoti con bollette esorbitanti, dopo averli già umiliati con il mio alito di cipolle per tanti anni.
Voi ci avete mai provato a morire? Se ci riflettete, occorre un minuto, ma neanche! Mezzo secondo per serrare le palpebre, ripercorrere velocemente tutte le cazzate di una vita, non pensare ai debiti da solvere, non pensare alle bollette che arriveranno- perché dovranno pur arrivare- e sprofondare in una sorta di corso yoga o preparto, quelli dove vanno le donne incinte con mariti inseminatori dall’occhio vacuo al seguito.
Fateci caso, hanno tutti quell’occhio lì, i mariti, dopo averle inseminate. L’occhio di uno che.. ”io ce l’ho fatta, perché voi valete, anzi IO valgo”. Diceva più o meno così la pubblicità da voi, no?
Ricordo che una volta, ero nel West-Massachussets, dovetti accompagnare una di queste al corso preparto olistico. Una roba che se volessi mettermi d’impegno a spiegarvi, io proprio non ci riuscirei.
Trovai questa giovane donna in lacrime davanti ai carrelli di Wal Mart. Mi intenerì, aveva un impermeabile liso e gli occhi neri di mascara sciolto. Mi chiese di aiutarla a sollevare una cassa di birre in auto.
Lì per lì la giudicai una fragile e fradicia ragazza dell’est ma poi scoprii una minuscola pancia e lì mi zittii e tirai fuori tutte quelle doti da uomo virile che non ho ma che mi attribuiscono per via dei baffi. Due stupidissimi baffi che mi faccio crescere solo per imitare mio nonno che era veterano ed amava le donne. Baffi che mentre vi scrivo, sono tutti bianchi.
Ad un tratto dopo che lei ebbe asciugato gli occhi con il bavero del coso liso, mi guardò, per poi abbassare subito lo sguardo, e mi disse “Che mi accompagnerebbe al CORSO? Mio marito l’ho trovato a letto con una. Quella del piano di sotto che fa la guardia carceraria“.
Sulle prima non sapevo se ridere o inventarmi una scusa all’istante ma preferii il vuoto siderale. Avete presente quando uno sceglie deliberatamente di non dire, non fare, non parlare, lasciare solo che gli eventi lo trasportino in ogni dove? Così, senza dire né no, né sì, mi trovai catapultato in mezzo a donne gravide e foulards per terra e tappetini arancioni e candele accese, gran puzza d’ambra intorno ed io con le mie chiavi in mano a fare un tintinnio ogni tanto giusto per dare un cenno alla mia amica partoriente che andava tutto bene e che il bicchiere, sì, è mezzo pieno and everiything is fine.
La loro “maestra” era una che pare avesse sfornato 7 marmocchi ed adottati due, di quelle invasate con la religione che dicono che dio è amore anche in un piatto di patatine smangiucchiate.
Si manteneva bene per essere stata un forno ad orologeria ma si vedeva che aveva lo sguardo triste delle donne pluricornute o senza marito. Così guardai la mia amica partoriente per scoprire se avesse lo stesso sguardo di lei e no, non ce l’aveva . Aveva piuttosto lo sguardo ebete di chi fa palestra e alle prime lezioni se non segue alla lettera tutti gli errori di quello della fila davanti non è soddisfatta a dovere.
Il corso durò 45 minuti, subito dopo io andai in macchina facendo cenno con le chiavi alla mia amica che l’avrei aspettata lì. Il mazzo di chiavi tintinnò nell’aria alla perfezione, come nei film, ed io mi sentii un gran figo. E poi in fondo stavo facendo una buona azione, il che raddoppiava il mio tasso di testosterone.
Dopo poco arrivò lei, profumatissima di bagnoschiuma alle rose e vaporosa in testa, per un attimo pensai che forse…ma la pancia no, con quella non si può.
Lei mi disse che si sentiva molto meglio ed era tutto merito mio, non avrebbe potuto perdere quel corso, non quella sera che dovevano insegnare tutto il corpus relativo alle gestione delle contrazioni nonché ad imparare a guardarsi con lo specchio la vagina dall’alto. E soprattutto non poteva darla per vinta a suo marito e alla guardia. Sul da farsi, poi, ci avrebbe pensato dopo, davanti ad un pollo con abbondante ketchup e senape a parte.
Ci congedammo senza alcun imbarazzo, lei mi baciò sulla guancia chiedendomene prima il permesso e poi mi disse che sarei potuta passare da lei quando volevo, in fondo conoscevo la strada.
“Già”, pensai. Richiusi lo sportello suo dall’interno e me ne stetti un po’ a pensare, azionando i tergicristalli nell’opzione lento, con scricchiolio, e risucchio.
Cos’altro avrei potuto inventarmi quella sera? Chi avrei potuto aiutare? Mensa dei poveri del quartiere dove abitava la mia ex moglie o distributore di preservativi inceppato, giusto dietro Blackville, dove tutti i ragazzini prendono a calci le macchinette inceppate e poi finisce in rissa o a bere birra e a pisciare di notte per strada? Lì, forse, avrei potuto anche elargire rudimenti di educazione sessuale..
to be continued…
inserito il lunedì, febbraio 15th, 2010 alle 19:42 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.



