“Si ricorda? Tirava vento e lei mi chiuse il bavero del cappotto”.
I racconti di MorositaMi sono innamorata di lei sostanzialmente perché nelle foto aveva la barba sfatta e perché dava poca attenzione a qualunque cosa provenisse da me o gliene dava quando aveva voglia. Il tempo con lei sapeva essere interminabile e rapido e violento come una frenata in discesa.
Si ricorda? La importunavo nei momenti più strani, quando doveva tirare giù la saracinesca ed io volevo a tutti i costi raccontarle pezzi della mia vita e scoprirne, a caso, dei suoi. Lì provavo solo il brivido della caduta rapida seguita da un breve silenzio.
Mi innamorai del suo stile, del suo ridere senza ragione, delle boccacce che faceva di nascosto in televisione e anche del microfono, che non si sentiva mai bene.
Mi innamorai, se proprio vuole che la dica tutta, anche di sua moglie. La immaginavo bella e altera, al suo fianco, per l’isola azzurra. La immaginavo un po’ come lei, alta e sontuosa, di quelle che camminano scalze sul parquet ed accendono la radio appena sveglie. Di quelle che sanno cucinare ma preferiscono poche cose, buone ed appena elaborate.
Mi innamorai anche del suo divorzio. Delle lacrime che soffocano gli uomini e tirano fuori solo se cristallizzate dal tempo perché è solo allora che non fanno più rumore. Sono ferme. Non rotolano giù.
Avessi avuto il tempo avrei contato tutte le sue rughe intorno alla tempia. Immagino che deve averne molte.
E’ lì che si contraggono i muscoli per i bisogni; quello di piangere, ridere, riposare.
Credo che sia esattamente in quei muscoli di fianco agli occhi che sia racchiusa la vita di una persona con tutti i suoi sonni, anche quelli in treno che fa lei. In quei muscoli c’è tutto il bene e il male del mondo, compresi noi due ed i rispettivi disfacimenti.
Sostanzialmente, però, sarò franca, mi piacevano i suoi baffi e il suo pizzetto, a metà tra il pizzaiolo della mia infanzia ed un generale di destra. Sa di quei militaroni grossi grossi e buoni solo a comandare, ma mezzi fessi e imbambolati dinanzi ad un canale della televisione da sintonizzare o alle mestruazioni della figlia da gestire? Ecco, quelli.
So che lei non era di destra, ma so anche che per famiglia lei a quelli ci strizzava un occhio e sostanzialmente, nelle sue varie vite, avrebbe voluto fare pure il militare. In fondo in America ci andò anche per questo ma ha tralasciato sempre di spiegarlo a tutti noi.
Mi è mancato molte volte nella mia vita, mi è mancato sapere che dall’altra parte del mondo lei stesse guardando dalla mia stessa parte, mi è mancato quando spariva per giorni, per mesi e io non avrei saputo neanche come e dove rintracciarla.
Ma lei era fatto così, sostanzialmente lei era fatto di suo padre e di un po’ di vento e di qualche pietra brulla del suo grande giardino. E se uno crede nell’amore totalitario come diceva lei, beh allora, in quello spazio, io e lei non avremmo potuto abitare a lungo ma le assicuro che ci saremmo fatti buona compagnia, esattamente in quell’ultimo spazio lasciato dalle rughette intorno all’occhio, ammesso che l’avessi mai visto.
Lì, proprio lì.
inserito il lunedì, febbraio 15th, 2010 alle 18:06 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.



