13mar

Dire, fare, baciare, lettera testamento a studenti di passaggio

Caramelle quotidiane, Caramelle riflessive, I racconti di Morosita, Pillole tra i banchi

 

Piccole convinzioni che mi fanno sorridere, piccole dolci innocenti ignoranti certezze, come un fiume in una nazione sbagliata, un aereo preso per la prima volta e raccontato in un tema.
Magari sarà  quella la prima e unica volta che sono stati via perché continuo a pensare che hanno poco i miei ragazzi o forse niente. 
Li osservo sempre, ascolto tutto di loro, fingo di non sentire e dico cosa ho sentito quando non se lo aspettano, li sorprendo quando parlano zitto, li sorprendo quando non parlano proprio.
Me li immagino da grandi, pure con i figli.  
Ogni tanto, sempre, li educo al bene e alla bellezza. Al rispetto. Me lo diceva Mamadou Dioume, un attore di Peter Brook: “Le respect, la première chose..le respect”. Ma io lo sapevo già.
Ogni tanto scambiano impressioni dalle quali capisci che il mondo che hanno loro in testa  è un’altra cosa da quello che immagini tu, proprio un’altra cosa, e alle volte sorridi e alle volte non puoi farci niente. Dovresti ricominciare da zero, partire anzi dalle loro più antiche generazioni per far capire che magari non è esattamente giusta l’idea di donna che loro, donne, hanno nella mente né quella di uomo, che sempre loro, le donne, hanno in testa e così la politica, l’Italia, nazioni, animali, fiori, nomi di città. Poi in fondo chi dice che la giusta sia la mia?
Così, ogni giorno, vado avanti e mi fermo a pensare più di quanto loro immaginino ed io dia a vedere ma loro hanno le antenne, hanno saputo cogliere lacrime discrete alla notizia della nascita del figlio di un mio amatissimo collega mentre io insistevo a spiegare la stessa cosa, pensa un po’.. i verbi all’infinito.
In questi momenti avverto ogni forma di gratitudine e di magia, come quando si affidano alla correzione del più banale errore, quello per il quale in un liceo borghese io inorridirei. Come quando accettano le mie sfide per un compito più difficile e al quale non credono di essere pronti, come quando mi rifiuto di prestare loro le mie emozioni, la mia fantasia: “c’eri tu a fare questo viaggio o io?” , e non rispondono e nascondono un po’ il viso e anche la testa.  Come quando mi chiedono come si fa per prenotare un treno, per scrivere un biglietto di condoglianze per un altro professore, per mettersi d’accordo per una cosa da chiedere alla preside e con altrettanta disinvoltura come si fa per non essere bocciati.
Ed è lì che non mi arrabbio ma sorrido, come quando stamattina li ho incrociati giù per le scale e loro si sono sbracciati per farsi vedere: per la prima volta avevano indossato la divisa ed in un colpo solo mi è sembrato di avere 30, 40, 20 figli, io che non ne ho nessuno.
Anche i più pestiferi mi sono sembrati più quieti e così belli; le più chiassose, delle piccole fate d’inverno; i più svogliati, guizzanti giovanotti con cravatte bislacche ansiosi di fare. Sì, ma di fare che cosa? 
Ed è per questa domanda nel vuoto che perlomeno insegno loro a sognare, ammesso che sia.
(E questo è il meraviglioso testo di uno dei miei più amati e famosi colleghi di Lettere Antiche, quelle che pure, fra poco, loro, spazzeranno via).

inserito il sabato, marzo 13th, 2010 alle 19:33 nella categoria Caramelle quotidiane, Caramelle riflessive, I racconti di Morosita, Pillole tra i banchi. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.

5 Responses to “Dire, fare, baciare, lettera testamento a studenti di passaggio”

  1. pat37 says: Inviato il sabato 13th marzo

    leggo e piango perchè le parole scritte materializzano pensieri ed emozioni che mai avrei saputo esternare e che per sempre sarebbero rimaste imprigionate nell’angolo più recondito del mio cuore, merci ma chère.

  2. Morosita says: Inviato il sabato 13th marzo

    Non a caso condividiamo lo stesso luogo “fisico” e dell’anima.
    Grazie a te.

  3. pat37 says: Inviato il sabato 13th marzo

    il luogo dell’anima… è un concetto che non riesco a comprendere, o almeno non so se intendiamo la stessa cosa, ma di sicuro condividiamo le stesse emozioni….in barba a tutti quelli che dicono che essere educatori non può prescindere dall’essere genitori.

  4. Morosita says: Inviato il sabato 13th marzo

    OGNI riferimento è veramente puramente casuale :) )

  5. pat37 says: Inviato il sabato 13th marzo

    indubbiamente…

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