Eravamo quattro amici al bar (Grazie a tutti voi).
Caramelle riflessive, I racconti di Morosita, Incontri, Morosita's travels and trips Questo blog è iniziato in un momento di estrema solitudine e molte situazioni nascono ed avvengono per solitudine.
Oggi molte persone ne sono a conoscenza e io mi chiedo tante cose, mi chiedo anche che senso possa ancora avere. Spesso mi limito, vorrei parlare di molto altro, usare altri registri, fare allusioni o talvolta anche i nomi. Solo quelli.
Mi chiedo anche perché io abbia allargato il cerchio. Bisogno di condividere? Non esattamente.
Scrivere è per me un atto d’amore, scrivere è come baciare e non si baciano tutti oppure si baciano uno alla volta e alle volte questo blog sa essere un orto recintato.
Io ho scritto sempre nella mia vita; ho scritto alle persone che ho amato o stimato e non ho mai scritto o conservato una minuta o una copia per me, mai, manco nei temi in classe, manco nei concorsi, quelli ufficiali, quelli con il voto e il posto fisso (?).
All’inizio di questo blog eravamo pochi, eravamo pochissimi, tutti sconosciuti e tra questi, persone immense e insospettabili. Mi leggevano dentro, leggevano l’anima mia che è un po’ sconnessa, che ha sofferto senza saper soffrire e senza averne l’aria. Mi hanno sorretto quando le persone fisiche e reali della mia vita erano presenti ma non le vedevo, non potevo vederle. Mi hanno sorretto quando non vedevo vie di uscita, quando ad un certo punto ho creduto davvero che fosse finita, quando allo specchio ho detestato dei cambiamenti e non vedevo oltre, nel mio petto. Ero terribilmente senza approdo.
Le mie parole arrivavano ad occhi sconosciuti, tutti occhi di persone lontane, occhi di donne e uomini da un cuore speciale che senza avermi mai visto in volto percepivano esattamente i miei stati d’animo, le mie gioie, anche le mie assenze e tutti i miei lunghi silenzi.
Ora il recinto è spesso, fitto fitto, quasi non si vede all’interno e alle volte è veramente difficilissimo estrarre pezzi di me dal di dentro e portarli qui ma è ormai una sfida, le mie parole riusciranno ad affrontare anche gli occhi di chi mi conosce da sempre, di chi mi conosce da un mese, di chi crede di conoscermi e non mi conosce per niente. Di chi mi conosceva. E chi scrive lo fa per mestiere.
Io scrivo per me, per fare la convergenza all’anima e capita molto più spesso di quanto si possa immaginare e se lo so è perchè scrivo e forse questa è solo una delle tante tautologie ma tant’è. E questo era contortissimo come morosito pensiero, ad esempio.
In fin dei conti io avrei voluto scrivere di mestiere ma io ho la perversa capacità di fuggire e nascondermi alle persone, alle cose e agli eventi e la scrittura resta la mia unica e pericolosissima amante, quella che mi ha salvato la vita tante volte e che mi salverà anche dopo la morte che sarà improvvisa e violenta perché la morte lo è sempre, anche quando crediamo che i nostri cari si siano soltanto addormentati.
A quei pochi molti che hanno saputo cogliere me, questo strampalato blog, o che ora stanno iniziando a farlo, va il mio grazie e per una volta voglio fare qualche nome perchè so che in questo momento siete lì, con i vostri occhi e con il vostro dolce sorriso, dall’altra parte dello schermo.
Ringrazio soprattutto chi, in una freddissima sera di dicembre americano, mi scrisse: “Se io so leggere, tu sai scrivere”. Era esattamente il contrario perché era ed è uno scrittore famoso ed il suo nome non lo farò ma lui capirà, come io capii la sua infinita delicatezza e modestia. Io in fondo descrivevo solamente Mucha e Praga.
E quindi: Angelo, Filippo, Marco, Simona(che scrive benissimo), Michele, Pierre, Giovanna, Alessandro, Antonio, Lia, Giuseppe, Adriana(che è una delle mie sorelle), Anna Rita (che è un’altra delle mie sorelle
, Salvatore, Mitì, Veturia, Antonietta, Marilena, Virginia, Tanya, Paola, Edoardo, Gianluca, Lucia, Simona, Raffaello, Mimmo, Fiorella, Andrea, Leo, Heidi, Enzo, Stefano, Dania, Alexandre, Roger Marin con Piadino, Teresa, Simone (che è il mio giovanissimo webmaster), Adele, Enzo, Piti, Watkin e tutta una serie di nick impronunciabili che vi risparmio, Manuela, Xxxxxxx che è la persona che amo da sempre e che non a caso fa l’unica cosa che nessuno fa…
Ne avrò dimenticato sicuramente moltissimi che poi aggiungerò e per cui chiedo già sinceramente venia.
P.S.
Nessun umano è stato maltrattato nel corso di questi anni, qualcuno si è innamorato, qualcuno mi ha anche detestato, qualcuna si è confidata, qualcuno l’ho perso per strada, qualcuno mi ha francamente molto ispirata ![]()
Encore une fois, merci.
Morosità o quel che ne resta.
SIGLAAA.. Zucchero e Slow Hand
inserito il giovedì, marzo 18th, 2010 alle 00:14 nella categoria Caramelle riflessive, I racconti di Morosita, Incontri, Morosita's travels and trips. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.




Eh!
Sempre logorroica, la Malafemmena
cara Morosita
diceva papa Giovanni Paolo II
“non abbiate paura!…”.
@Pat, carissima, è molto bello quanto dici..però poi me la spieghi!!
@Radio: un bacetto forte.
Ti voglio bene tesora! :-*
avevo creduto che nel titolo della canzone di Zucchero(bellissima, ci sono particolarmente affezionata)avessi tu voluto lanciare un messaggio, forse ho frainteso, ma poi ne riparliamo un’altra volta, forse domani.
Sì, forse forse. Forse.
Mitì: moi aussi
Roger-Marin ti manda un bacio.
Merci, Roger.
Ecris moi! Oppure ora che sei importante..?
Mais non ! Avrai presto mie nuove, donna Mora.
Seee, promesse da marina-retto
Forse con qualche arretrato di troppo ma sempre, sono sempre qui! Baci, ti voglio bene. Mi manchiiiiiiiiiiii