L’anatomia della morte.
Caramelle quotidiane, Caramelle riflessive, I racconti di MorositaStanotte sono tornata indietro di undici anni. Pronto Soccorso, mia sorella, forse un infarto, mio padre morì lì, così, in quella stessa stanza, verso la stessa ora.
Mi sono data forza mentre le gambe vacillavano e sbattevo di fretta la portiera.
Mi sono sentita piccola, come allora, ho pensato che la mia vita è come se non fosse cambiata mai. Eppure quel nipote di sei anni ora è un giovanotto che corre, preoccupato, dietro a sua madre.
Finora non avevo mai pensato alla morte di una delle mie tre sorelle o di mio fratello. Eppure nella vita ci tocca anche questo.
Quando ti muore un genitore, un padre, perdi le spalle e il terreno da sotto ai piedi; quando ti muore una madre, il cuore e il fiato; un fratello o sorella, forse, un braccio o la mano d’infanzia con cui ti addormenti sul cuore.
Gli stessi gesti, quei due piedi nei sandali dopo l’elettrocardiogramma, attraverso la tendina di robusta plastica verde.
I piedi di mio padre, freddi, immobili, mentre con le pupille ci parlava.
Mentre mio padre moriva io gli accarezzavo i dorsi dei piedi e la porzione di pelle verso le ginocchia, l’unica parte scoperta da fili elettrodi tubi. Avevo i capelli corti e gli occhiali.
Ora ho il viso lungo solamente, senza occhiali, alle volte tanta tristezza e incompiutezza negli occhi.
E i capelli lunghi, molto lunghi, dopo le spalle, dopo tutto.
inserito il venerdì, luglio 30th, 2010 alle 18:31 nella categoria Caramelle quotidiane, Caramelle riflessive, I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.




Letto d’un fiato.
Un abbraccio, donna Mora, con grande affetto e colla speranza che vada tutto bene.
Ti rispondo solo ora, mio caro lettore.
Ora va tutto più o meno bene.
Spero che tu stia facendo tante cose belle, magari vicino al tuo mare.
Un abbraccio.