Waterworld
I racconti di MorositaIn questo mondo parallelo a righe blu ti scrivo, ti perdo e ti penso.
E’ stato difficile tenerti in piedi, immaginarti.
E’ stato così difficile.
Di quanta tenacia sono capace, di quante ostinazioni so nutrirmi, di quante inutilità so riempirmi?
Mi sono innamorata di te. A cinquanta anni non lo avrei creduto più possibile.
Eppure.
Ho capito tutte le volte in cui ti sono stata indifferente. Ci ho sofferto. Uh, se ci ho sofferto.
In effetti consideravo troppo triste che potessi esserti indifferente eppure lo è stato.
Così è stato.
All’inizio uno si ostina, non lo accetta, come se i sentimenti dovessero per forza di cose essere ricambiati.
Eppure non è – terribilmente – così.
Adesso ti scrivo, con naturalezza. Tu segui corsi strani in India, ti fai incantare, ti fai ingannare. Perché sei in buona fede e credi in chi ti dicono di guarirti l’anima.
Le persone impermeabilizzate cercano chi le schiude facendo finta di non farlo per loro bensì di predicare per gli altri.
Io ti avrei potuto schiudere.
Io non ti avrei potuto schiudere.
Eppure l’affetto, dicono, spezzi le catenelle. Io con te, a parte me, non ho spezzato proprio niente.
Mi ha fregata l’immaginazione. La fantasia che si sostituisce all’essere.
Ora ti ho riportato in una luce normale con relativo cono d’ombra uguale.
Alle volte vorrei telefonarti, dirti: “ Ti prego, insegnami a vivere, se lo stai imparando tu” ma ho da poco compiuto cinquant’anni e tu, mi sa, non stai imparando niente di quello che forse sapessi già.
Alle volte vorrei telefonarti e raccontarti, chiederti, sapere che fai.
Alle volte vorrei telefonarti e dirti dell’altro di cui non mi sto innamorando.
Vorrei sapere da te se sto facendo bene ma tu diresti senz’altro di sì.
E’ diverso da te, tranne per una cosa.
Vorrei sapere da te quanto sei felice a sapere che sto buttando le zavorre in mare, quelle che ho di te solo spiato, quelle che di me sei riuscito ad evitare.
Sapessi com’è strano.
Guardo questo pezzo di Atlantico, ti penso, e mi sembra strano.
Ti avrei voluto qui, mille volte qui a farti sentire il mio odore, a rubare il tuo.
Invece ho davanti solo spezzoni interrotti e inizi di maree.
E sale su queste finestre, sale sulla pelle, sale all’orizzonte, di notte, nei miei occhi che si convincono che quelle luci al porto siano casa tua.
inserito il domenica, novembre 27th, 2011 alle 02:14 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.



