Melissa
Morosita fa il caffèL’insegnante è colui che ti porta per mano. Non è tua madre, non è tuo padre; è colui che ogni giorno ti vede crescere e vede in te quello in cui crede e che ha cercato di spiegarti, di raccontarti. Poi, se è un insegnante che non dimentica mai di essere un Insegnante, arriva perfino a leggere i tuoi sogni, a indovinare i tuoi segreti, a condividere con uno sguardo i tuoi problemi, a intuire le tue speranze. E li tiene per sé e li conserva al sicuro, nel suo petto, e sorride se glieli scrivi in un tema, se ti sbircia un cuore in un diario, se gli regali una lacrima all’improvviso, se vieni alla cattedra e gli dici quello che non ti aspetteresti mai o se non glielo dirai per niente al mondo.
Stamattina Melissa, come una qualsiasi mattina di pieno sole di fine anno, stava per sedersi nel suo banco e io stavo per fare lo stesso, di fronte.
E, come ogni giorno, la stavo per prendere per mano. Ma non ce l’ho fatta. Mi è scappata, e nessun poeta di carta stampata la riporterà indietro.
Sono sempre un INSEGNANTE, ma sono un adulto che non ce l’ha fatta.
Questa lezione non l’avevo preparata; era troppo difficile e inaspettata anche per me. E mi vergogno perché non sono riuscita a non lasciarle la mano che dovevo stringere più di ogni altra cosa.
Da oggi siederà a fianco a me, dietro alla cattedra, e lo sapremo io e lei, e non lo saprà nessuno perché nessuno sarà in grado di vederla. E sarà un bene, forse, perché sarà al sicuro, nelle mie lezioni, dentro la mia mano che non aprirò per niente al mondo.
E la campanella suonerà, noi, io e Melissa, non ci muoveremo da lì.
Lei a disegnare cuori, io a spiegarli una volta, mille altre volte ancora.
inserito il sabato, maggio 19th, 2012 alle 19:34 nella categoria Morosita fa il caffè. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.



