Ad imperitura memoria
I racconti di MorositaHo capito che non mi amavi da come mi baciavi. Perché non mi baciavi.
Ti baciavo io e tu restavi, poi mi guardavi e io non ti guardavo.
Una sera mi sono addormentata accanto al tuo collo. Avrei voluto parlargli. Chiedere di te e della tua testa. E dei tuoi occhi vitrei che non guardavano, perlomeno se non guardati.
Del tuo cuore non avrei osato chiedere a nessuno. Forse a tua madre, per chiederle com’era il tuo cuore da bambino perché quello da adulto l’hai gettato nel mare e non sei andato più a riprenderlo. E per una strana alchimia tutte le donne che si innamorano di te fanno a gara per andarlo a cercare. Come un’àncora del Titanic da piazzare all’asta.
Io no, io mi sarei fermata prima. Alla ringhiera dell’anziana donna che viveva nei ricordi del cuore dell’Oceano o al trampolino sibilante nell’aria prima di un tuffo e di un corpo immerso, verticale e storto nell’acqua ad abbattere in una manciata di secondi la sensazione di freddo di quando invece entri nel mare poco a poco.
Ho capito che mi amavi da come mi baciavi. Perché mi baciavi. Era la cosa migliore che sapessi fare.
Il buio ti liberava le labbra. Il buio ti toglieva la paura. Di me.
Mi baciavi e io restavo, poi mi guardavi e io non ti guardavo. Mi sembrava impossibile che fossero le stesse labbra della stazione. Sigillate in un sbrigativo saluto.
Una sera ti sei addormentato accanto al mio collo. Non avresti voluto chiedergli nulla. Forse a te stesso, com’è nella tua natura di chiedere e risponderti, tutto sempre chiuso dentro te stesso. Non sia mai. Così sei scappato nel tuo letto, come un bambino sorpreso nel posto sbagliato, come il principe non ancora pronto alla rottura dell’incantesimo. Ti avevo visto e tu avevi visto. Potevi rischiare grosso. Di innamorarti.
E per una strana alchimia tutti gli uomini che si innamorano di me non fanno a gara per riprendersi il mio cuore. Lo vedono inabissarsi, lo guardano mentre scende, non ne invocano la risalita. Se potessero lo metterebbero su un piedistallo, sulla terza mensola in salotto e lo spolvererebbero una volta sì e due no. Quando nessuno li vede.
Ad imperitura memoria.
inserito il mercoledì, luglio 18th, 2012 alle 18:05 nella categoria I racconti di Morosita. Se vuoi puoi seguire i commenti di questo articolo tramite RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un tuo commento, o un trackback dal tuo sito.




