09Mag

It’s not my fault.

Chicchi di caffè

Non è colpa mia ma ho una naturale inclinazione per la gente vivace di pensiero, veloce nelle deduzioni, creativa circa tutto, contorta nelle riflessioni, abile nei parcheggi contromano.

09Mag

Zeno cosinO.

Caramelle riflessive

  

Alle volte mi fa tenerezza. Lo diresti un inetto poi ti accorgi di no o che forse è ancora peggio.
Poi ti descrive un gelato mangiato in un posto arcinoto ma per lui significativo sicché ti rifà tenerezza e lo scopri evidentemente semplice e fatto di piccole cose.
Poi ti parla di una cosa che uno ha e lui no, e te lo ritrovi meschino, anche ad osservarlo bene nelle unghie.
Le unghie spesso rivelano molto.
Infine lo percepisci in un istante sognante e lo rivedi ragazzo e di buone maniere, ma dura poco anche questo. Sopravviene la noia.

09Mag

Credo ci voglia un’arte

Caramelle all'assenzio

a condensare in un unico luogo di lavoro tanta mediocrità, ignoranza, piccoloborghesia e bigotteria tutta assieme. Spesso male assemblata, anche.

08Mag

Colpa di Alfredo

Chicchi di caffè

 

E’ stranamente così difficile raccontare la realtà dei fatti che preferisco sottacerla o mentire.

30Apr

I’m running..for “new”

Caramelle quotidiane, Caramelle spettacolari

Sono di corsissima ultimamente, ma non è una novità.
Ho in cantiere “cose” e, se rifletto, ogni anno ne faccio almeno una o due nuove rispetto all’anno precedente.  Sì, di mestiere io faccio cose, conosco persone nuove, mi ci affeziono  pure, ma so che trattasi di esperienze brevi perlopiù, per cui dovrò lasciarle.
Quest’ anno ho conosciuto persone belle, altre che credevo chissà che ma in effetti mi hanno un po’ delusa, altre che … “lavori in corso”.
 In ogni caso,
mercoledì prossimo debutta, ad un concorso nazionale, il mio secondo spettacolo con  secondo “tentativo” di regia. Il tempo, come sempre, è stato poco ma le ragazze sono bravissime.
Come si dice in questi casi, l’importante è partecipare ma io -entre nous- qualche speranzella ce l’ho.
Detto senza falsa modestia, secondo me, meritiamo di vincere :) (se non altro per la squinternata della regista che di professione resetta caffettiere).
Ecco, forse era questo l’intento di questo post. Dirvi ’sta cazzatona. Ecco.

18Apr

“Il sorriso di Diana”(parte prima).

Caramelle spettacolari

Forse lo conoscerete già. E’ tra i corti italiani più premiati. Io lo riguardo sempre con molto piacere e sento poesia. Sarà perché elaboro i medesimi ragionamenti con le numerose ragnatele di casa.
Un amore impossibile; scoprirete tra chi..

..

15Apr

Quanto può far male un cappello.

Caramelle quotidiane, Caramelle riflessive, I racconti di Morosita, Morosita in versi

Un cappello, di quelli comuni che portano i ragazzetti. Con la visiera.
Sul vetro di cristallo, trasparente. Un marchio stampigliato sopra.
Un cappello senza testa. Un cappello tutt’anima.
Mai avrei pensato di piangere in silenzio dopo aver ossevato per qualche secondo un cappello. Quel cappello.
Avrei voluto stringerlo forte, stropicciarlo e anche strapparlo e gettarlo a terra, forse. 
Invece l’ho solo guardato e ho sfiorato con una falangetta il tavolo che lo sosteneva.
Lo sosteneva..
Ho chiuso i tre bottoni della giacca, a farmi ingoiare dalla rabbia e dall’ascensore. E da un dolore muto. Per il bene di tutti.

11Apr

‘A vucchella (La boccuccia)

Chicchi di caffè

Mi sono svegliata con questa canzone in testa (qui nell’esecuzione di Murolo).
Musica di  Francesco Paolo Tosti e testo di G. D’annunzio che, durante il suo soggiorno napoletano, accettò la sfida lanciatagli da Ferdinando Russo, suo collega a “Il Mattino”, di scrivere una canzone in napoletano. 
Pare che il Vate l’abbia composta in soli cinque minuti. Insomma, roba da fare impallidire le creazioni lampo di Morosita.
“Ah, Gabriele, Gabriele..” .

09Apr

Delle splendide.

Caramelle riflessive, I racconti di Morosita

Le vedi, le cinquantenni che non hanno quasi più niente da dire.
Ti impegneresti pure a spiegare loro che, volendo, il marito, la frittata.
Vestono male, indossano volgari stivali con tacco e punta, noncuranti alle labbra si sbava il rossetto, coprono le rughe con occhiali da sole.
Parlano dei successi dei parenti, fumano, raccontano bugie a sé e agli altri, spesso non trovano subito le chiavi della macchina. Discutono del parto e delle gioie della lasagna migliore di quella della rispettiva cognata.
Scopicchiano. Credono di farlo.  
Mediamente ignoranti; citano un pittore del Rinascimento e come un ingrediente ad occhio te lo schiaffano nel Medioevo.
Alcune le detesto, come codesta che mi ha ispirato; altre mi suscitano tenerezza passiva e uno spocchioso senso di pericolo scampato con annesso un ringraziamento. Al Padreterno.

05Apr

Lei. Buon compleanno.

Feste e ricorrenze espresso, I racconti di Morosita

Ci cantava questa canzone come ninna nanna e ci chiamava nenna; ce la cantava con una voce dolcissima perché è una voce di chi sa cantare, di chi sa modulare.
Ci ha sgridato poco perché per natura non ama mortificare o fare soffrire.
Ci ha insegnato la signorilità d’animo e la bonta di intenti. Ci ha insegnato che la nobiltà non va ostentata ma mescolata con gli altri e con altro.
Ci ha insegnato che il lavoro viene prima di tutto e che la donna è uguale all’uomo in tutto.
Ci ha insegnato ad essere credenti. Ci ha insegnato ad essere laici.
Ci ha insegnato ad amare il mare e ad averne paura.
Ci ha insegnato i punti e le virgole.
Ci ha insegnato la storia, un po’ a modo suo, ma ce l’ha insegnata.
Ci ha insegnato a soffrire, a non soffrire, e a rimandare la sofferenza e a non bere subito se si ha sete.
Ci ha insegnato la bellezza. Ci ha insegnato che essere mori :) può essere motivo d’orgoglio soprattutto se si aveva un mamma che insegnava che è bene che, dal sole, le donne si proteggano. Segno di distinzione.
Ci ha insegnato la sopportazione, la telmosune, quella greca.
Ci ha insegnato la musica lirica, Puccini, e che a teatro si sta in silenzio.
Ci ha insegnato che le scollature e le cosce troppo di fuori non si esibiscono.
Ci ha insegnato che la disonestà, la soppraffazione e la violenza mai.
Ci ha insegnato che approfittare degli altri e delle situazioni non si fa.
Da piccola mi diceva spesso “non ti muovere” e io non lo capivo e a tutt’oggi non l’ho capito.
Ci ha insegnato che si può fare il medico e crescere cinque figli senza tutti i fronzoli delle mamme moderne.
Ci ha insegnato che si può studiare su un balconcino e con tanti rumori intorno, come faceva lei.
Ci ha insegnato che il riposo è sacro e che gli altri non si devono disturbare.
Ci ha insegnato la puntualità ma con me e mio fratello non è che ci sia riuscita tanto..
Ci ha insegnato il senso di protezione e ci ha insegnato, forse, più di ogni altra cosa il rispetto, il rispetto per la parola data e il forzarci in situazioni per una giusta causa, e non so se sia sempre un bene.
Ci ha insegnato la dolcezza e ci ha insegnato ad amare con dolcezza e a non essere avari di soldi e cuore.
Poi ci ha insegnato tante altre cose, come Tragara, i Faraglioni, le stelle, Napoli, Chianciano, e Sorrento dove è cresciuta lei e dove ci ha portato tante volte e continua a farlo nei suoi antichi e sempre vivi ricordi, come il rifugio durante la guerra a Sorrento e la bambola che trascinò a forza con sé.
Oggi, cinque aprile, compie ottant’anni e sono felice e commossa di essere ancora con lei.
E’ Francesca, la mia mamma, anche se tutti la chiamano Franca e lei, ovviamente, dice che le piace lo stesso.