17ott

Convincendoti ci crederai

Caramelle riflessive, I racconti di Morosita

Sei stato. Nella mia pelle, e non sono mai stata convinta che ne avrei costruito un’altra.
Non ho mai saputo se ne sarei stata in grado.
E’ successo, e neanche ora credo che a ricucirne le trame sia stata io.
Il mondo l’ho visto con la metà dei tuoi occhi che poi era anche la mia.
Ho pianto e le mie lacrime non sono diventate rughe ma piccole pieghe di pensieri dolorosi nascosti sotto ai miei capelli.
Ho preso un aereo, avresti riso se lo avessi saputo. Incontro a un’altra illusione. Algida, sigillata, senza sentimento.
Avresti riso, sì, le mie testardaggini dolorose.
Mi avresti detto, al solito, del mio essere sopra le cose per non accettarle dal basso.
Prima di scendere dall’aereo mi sono truccata, volevo essere bellissima, e avresti riso anche per questo.
In anticipo, pensa tu, ma ero così pronta alla crioterapia che non me ne accorsi neanche.
Normale che non ci fosse nessuno a prendermi; l’avevo immaginato così, anche il mio errore.
E tu, ancora, avresti riso: le mie suggestioni.
Le mie immaginazioni.
Con te ho mangiato sempre perché sono stata felice, perché mi hai amata,
perché non hai mai dimenticato di prendermi la mano e sei stato l’ultima immagine che da un treno ho salutato.

16ott

“Prontuario di Italiano per professoresse acide”

Le rubriche di Morosita

Cari amici,
inauguriamo la nuova rubrica: ” Prontuario di Italiano per professoresse acide”.

Lesson # 1 
- “L’interiezione” -

Cari amici, oggi prepariamo l’interiezione. Al via con la “mise en place” degli ingredienti.
L’interiezione esprime un particolare stato d’animo del parlante.
Iniziamo ad occuparci delle interiezioni dette ‘primarie’ o ‘proprie’, come: ‘beh’.
Ordunque: come lo pronunciate? Fate attenzione.
Per caso provate un singulto dopo la [b]? In questo caso aggiungete l’[h], la famosa ‘letterina muta’.
In questo caso, oltre che dare una controllatina all’esofago, iniziate a costruirvi con del semplicissimo cartone che trovate in casa (es.imballaggio delle merendine di vostro fratello) e una colla stick, il vostro meraviglioso berretto da ciuccio.

16ott

“Non dirle*gli che non è così”

Caramelle spettacolari

Mi dice: “Senti questa…mi fa: “che mestiere fai?”- Il naturopata.
- Eh?! E a che serve?
- Vabbè – gli dico io – magari non sa cos’è…chiedile altro, boh.. non so, conoscila meglio.
- E secondo te mi interesserebbe una così?

In quel momento mi stava uccidendo ma non poteva saperlo anche perché dissimulai proprio bene.
Non era blindato ma semplicemente disinteressato e opaco.
E anzi, no, forse un minimo poteva ancora immaginarselo.
E la mia pagina lentamente si girò.

14ott

Grazie

I racconti di Morosita, Incontri

Grazie,
mi hai morsicato nella piega del braccio, dove si forma uno stagno sottile di sudore che odora un po’ di infanzia e borotalco rappreso.
Mi hai gonfiato il braccio, nella stessa piega, e così tanto che, giusto così, per impiegare i tempi morti di acquisto di una bottiglia d’acqua, glielo feci notare. Giusto per discutere della cattiveria di quelle d’oltralpe.
Non pensavo certo che ci avrebbe pensato, che avrebbe impiegato un suo pensiero per questo.
Il conto alla rovescia era quasi terminato e aveva gli occhi felici per la liberazione. Quasi più felici dei passi sempre più veloci per distanziarsi da me.
E invece volarono parole grosse come ‘pharmacie’ e si poggiarono cose come due labbra morbide su quella bolla di calore per giudicarne l’importanza. La reazione.
Tre secondi di vera attenzione,
tre secondi di apparente dedizione,
tre secondi, la sua bocca su di me.
Tre secondi che se fossi stata meno realista,
tre secondi che se fossi stata più giovane e meno triste,
tre secondi che se non avessi saputo che era terminata un’esecuzione,
tre secondi che se non avessi saputo dopo pochi giorni quello che già sapevo,
avrei giurato fosse amore.
Tre secondi solo che porterò nel cuore.
E tutto questo lo devo a te.
Per cui, Zanzara, grazie.

12ott

Bulloni

I racconti di Morosita

Quel braccio che non mi ha mai accarezzato
quel braccio che neanche per sbaglio mi ha stretto a sé
quel braccio che non mi ha mai salutato
quel braccio che ha messo al centro della tavola pasta e prospettive
quel braccio che ha messo al centro della tavola dolce fatto in casa e nessuna illusione
quel braccio che scriveva accanto al mio e non si è mai distratto per incuriosire la mia mano
quel braccio di un soldato, di un partigiano dell’ordine e del disinteresse educato
quel braccio di un bambino dalle insicurezze piegate tra le palpebre e la fronte
quel braccio di un bambino dolce
quel braccio di un bambino spietato
quell’ala di un uccello che sa volare in tempo.
Quel braccio che non mi ha mai amato.
Quel braccio che ho dovuto dimenticare.
Presto metteranno dei bulloni a quel braccio
per fargli stringere tante belle braccia
e io vorrei solo baciarlo e chiedergli di correre con me.
Come fosse una gamba.
Non mia.

11ott

Mappe, telefoni, presagi

Morosita in versi

Il modo tuo d’amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra perchè io le baci.
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
quella solitudine immensa d’ amarti solo io.

Pedro Salinas
‘La voce a te dovuta’

10ott

‘A prucessioni

I racconti di Morosita

- Niente c’è stato che somigli a un amore, neanche un tentativo.
Una cena senza ingredienti, il vino senza l’uva rossa, una comunione senza ostia, un mattino senza la luce che ferisce tra le porte.
Perché, Marta, hai frainteso?
Non ho badato neanche alla liturgia delle processioni con i ceri bianchi e dei saluti con i fazzoletti in mano. Ti ho messo premurosamente in viaggio come una madonnina verso il suo piedistallo.

10ott

Chissà se lo sanno

Caramelle riflessive, Caramelle spettacolari

Alcune persone, dopo brevi o lunghi transiti, decidono di rimanerti nel cuore, altre che vorrebbero restarci, tu manco le guardi.
Quelle che ti rimangono è la categoria più fastidiosa, dei bytes che non utilizzi, delle bomboniere che non sai manco più di quale matrimonio, delle scarpe che conservi per ricordo e che non butti via senza un particolare motivo, pur sapendo che non le reindosserai perché ti hanno fatto delle morsicature, loro malgrado.
E un giorno magari pensi pure di provartele, così, da sola, davanti allo specchio.

06ott

‘E nemmeno ci provo’

Chicchi di caffè, Feste e ricorrenze espresso

A mezzanotte scrissi per trasmettere in una parola quello che, salvo imprevisti, si ripete ogni anno.
Mi credetti innovativa e originale e soprattutto: di fare una sorpresa.
A distanza di tempo credo che non fui né l’uno né l’altro.
Ma fui come mi venne di essere.
Poi, i pensieri di sopra si sovrapposero ai pensieri di sotto, quelli dell’anima, e poco di me rimase spontaneo.
Poco pochissimo. Per quella strana prudenza paragonabile all’uso del sale per certi frangenti.
E anche quella parola, se ci penso, fu già metà della metà di tutto quanto di bello avevo da dire.
Per cui.